Benjamin Gray: Stasis and Stability. Exile, the Polis, and the Political Thought, c. 404-146 BC (reviewed by Cinzia Bearzot)
sehepunkte 16 (2016), Nr. 10
Benjamin Gray: Stasis and Stability
Nonostante il titolo, il tema centrale del volume non è la stasis , e nemmeno l'esilio, che pure costituisce il punto di partenza della ricerca: è piuttosto lo scontro fra culture politiche ispirate a modelli diversi, che esprimono idee contrastanti su polis, cittadinanza e vita politica.
La lunga Introduzione (1-33) illustra i termini cronologici della ricerca (404-146 a.C.) e, sul piano metodologico, insiste sull'importanza del confronto fra testi epigrafici e documentazione letteraria. Precisa poi la nozione di "cultura politica", presenta il tema dell'esilio come "lente" per una migliore messa a fuoco di questa cultura e illustra il piano dell'opera, divisa in sei capitoli dedicati agli aspetti "statici" (provvedimenti di espulsione e di reintegrazione degli esuli) e "dinamici" (comportamento del buon cittadino in tempo di pace e di guerra civile; identità e forme di organizzazione degli esuli) dell'interazione politica. Chiude l'introduzione una rassegna bibliografica che individua due contrapposte visioni della cultura politica greca, che valorizzano, rispettivamente, l'unità civica e il senso comunitario e di solidarietà e la competizione tra cittadini.
Il capitolo 1, "Two modes of Greek civic politcs: the Nakonian and the Dikaiopolitan" (35-78), presenta la chiave di lettura principale del volume. Parte dall'analisi di due decreti sulla riconciliazione dopo una stasis , provenienti uno da Nacone (Sicilia occidentale, IV-III secolo) e uno da Dicea (Calcidica, 365-359): il primo riflette l'idea di polis come comunità solidale, da rafforzare con una "fratellanza" artificiale imposta ai membri delle opposte fazioni; il secondo, come associazione di individui in competizione tra loro, che fa prevalere le idee di rigorosa giustizia e di stretta reciprocità su quella di concordia. I due modelli, definiti "naconiano" e "diceopolitano", benché in opposizione spesso condividono il vocabolario politico e possono essere in parte mescolati nelle esperienze politiche concrete.
Il capitolo 2, "Inclusion and political culture: projects of civic reconciliation and reintegration beyond Nakone and Dikaia" (79-107), si occupa dei provvedimenti di riconciliazione e di rentegrazione successive a una stasis in città diverse, cercando di valutarne il carattere "naconiano" (Mitilene, 334-324; Atene, 403 e 422-418) o "diceopolitano" (Tegea, 324; Telo, primo ellenismo) e le eventuali mescolanze, e li confronta con le trattazioni dell'Anonimo di Giamblico e di Aristotele ( Politica , libro V). La conclusione è in favore di una sostanziale mescolanza dei modelli nella gestione pratica delle situazioni di tensione politica. Un'osservazione: Gray sostiene che nell'amnistia del 403 la clausola sulla dikai phonou conservata dal solo Aristotele ( Ap 39, 5) va interpretata nel senso che le convenzioni avrebbero vietato anche il perseguimento dell'omicidio di propria mano: ma diversamente da quanto affermato a p. 87, n. 37 ("there are no conclusive indications in other sources that murder and wounding 'with one's own hand' were not covered by the amnesty"), casi come quello di Eratostene e di Agorato, per i quali Lisia si sforza di dimostrare la responsabilità come assassini "diretti", si comprendono meglio alla luce dell'interpretazione tradizionale.
Il capitolo 3, "Exclusion and political culture: Greek arguments for exile" (109-157) studia i provvedimenti di esclusione e di espulsione dei cittadini. Gray distingue i diversi tipi di esclusione previsti dalla legge: l'ostracismo, l'esilio come pena ("formal exile", phyghé ), l' atimia totale che prevede la perdita della protezione legale ("outlawry"), l' atimia come perdita parziale di diritti ("disenfranchisement": spesso porta all'esilio volontario). Una netta distinzione netta tra esilio e atimia è però inopportuna, giacché essi sono sempre collegati. Nella documentazione esaminata emergono riferimenti sia al modello "naconiano" (l'esilio come strumento per preservare il modello comunitario, difendere o promuovere le virtù civiche, le istituzioni civili e religiose, gli interessi collettivi) sia al modello "diceopolitano" (espulsione come mezzo per garantire il rispetto delle regole e mantenere una rigorosa giustizia reciproca). Non sempre gli esempi sono convincenti: a p. 152 si afferma che la giustificazione offerta nelle Leggi platoniche (865 d 3) per la pena di un anno di esilio per omicidio involontario (il morto non potrebbe sopportare che il suo assassino camminasse in luoghi familiari) deriva dal modello "diceopolitano" e dall'esigenza di reciprocità: in realtà, queste normative sono influenzate dagli aspetti sacrali connessi con l'omicidio.
Il capitolo 4, "Paradigms in action: Nakonian and Dikaiopolitan political interaction and debate" (159-195), si discosta dal tema dell'esilio per considerare l'applicazione dei due modelli nell'ambito delle forme di interazione di carattere collaborativo. L'esame dei casi (Atene classica e Asia Minore ellenistica) porta alla conclusione che la costruzione di uno stabile consenso implica la coesistenza dei due modelli, favorita dalla virtù della phronesis , raccomandata da Aristotele.
Il capitolo 5, "Expulsion through stasis and civic political cultures" (197-291), considera il fenomeno della stasis che implica l'espulsione di cittadini, domandandosi quali siano le sue basi ideologiche. Attraverso alcuni case-studies (Fliunte, Atene nel 404 e nel 322, ma anche il Peloponneso e l'Asia Minore ellenistica), Gray intende dimostrare che la stasis non è una patologia del sistema, ma il risultato dell'applicazione di norme derivanti dalla cultura politica, che mantiene alto il livello di conflitto e sviluppa una retorica dell'esclusione. E' impossibile discutere punto per punto e mi limito a qualche osservazione. A p. 209 si afferma che gli oligarchici di Fliunte si rifanno al modello "diceopolitano" quando chiedono aiuto a Sparta in cambio della loro fedeltà, perché invocano la reciprocità; i democratici fliasii invece si rifanno al modello "naconiano" perché rivendicano il diritto di dirimere la questione all'interno della polis. A me pare, più semplicemente, che qui il problema sia quello dell'autonomia. A p. 227 si afferma che anche i democratici si presentano come apragmones , citando Eschine (III, 218-220): ma, per esempio, in Lisia l' apragmosyne è una colpa per il cittadino democratico. A p. 246 si ricorda come espressione di una prospettiva "naconiana" la proposta di Demade di tenere puliti gli spazi pubblici: forse è troppo.
Infine, il capitolo 6, "Citizens in exile as a lens for interpreting civic political cultures" (297-379), considera il caso del comportamento degli esuli, a noi noto per lo più da rappresentazioni esterne e di parte, che fanno capo alla città che espelle o a quella che ospita, molto raramente agli esuli stessi. Gray parte dall'esame di queste testimonianze, epigrafiche e letterarie, per poi analizzare le possibili scelte degli esuli: sviluppare una sorta di identità quasi civica e ricreare condizioni cittadine (gli Ateniesi a Samo nel 412, i Plateesi ad Atene dopo il 427), oppure vivere da meteci, fondare nuove città o addirittura ottenere una nuova cittadinanza; un'alternativa è abbracciare una visione cosmopolita, che si afferma in contesti ellenistici filosoficamente ispirati. Si tratta di una delle parti più interessanti del lavoro: l'analisi mostra che l'identità civica può essere mantenuta anche in condizioni difficili e mette in evidenza come il fenomeno dell'esilio costituisca uno stimolo al pensiero politico, favorendo lo sviluppo di idee umanitarie e di ideali cosmopoliti.
Le Conclusioni (381-388) sottolineano l'importanza, nella politica greca, dei due modelli opposti individuati in apertura; la loro opposizione causa acuti conflitti politici che possono portare a stasis ed esilii, la loro coesistenza, a prezzo di qualche ambiguità, genera consenso e stabilità.
Il volume è molto faticoso da leggere per un eccesso di teorizzazione che appesantisce il testo. La spiccata prospettiva sociologica ottunde un po' i contenuti storici, come lo stesso Gray ammette nelle conclusioni. L'individuazione dei due modelli non è priva di interesse e può offrire uno strumento di lettura dei contrasti politici, ma ho l'impressione che la sua applicazione meccanica finisca talora per oscurare i veri motivi di tensione (non tanto la visione comunitaria o contrattualistica della polis, ma più immediate questioni costituzionali e di politica estera). Il fatto, poi, che i due modelli appaiano, nella stessa interpretazione di Gray, pressoché sempre mescolati nella realtà storica (anche negli stessi decreti di Nacone e di Dicea da cui parte la riflessione) ne conferma il carattere astratto e teorico.
La bibliografia è imponente, ma alquanto lacunosa per i titoli non in lingua inglese. Completano il volume tre indici: delle parole e dei concetti greci, dei passi discussi, dei nomi propri e degli argomenti.
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- Stasis and Stability
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- Exile, the Polis, and the Political Thought, c. 404-146 BC
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Polis
Exil
Politisches Denken
Politische Kultur
Geschichte 404 v. Chr.-146 v. Chr - URL de référence
- http://www.sehepunkte.de/2016/10/27799.html
- recensio-Date
- 27/10/2016
- recensio-ID
- 76098cef1c5e4e7d88a9ee0840f0e3f3
- DOI
- 10.15463/rec.361225679
Cinzia Bearzot: Rezension von: Benjamin Gray: Stasis and Stability. Exile, the Polis, and the Political Thought, c. 404-146 BC, Oxford: Oxford University Press 2015, in sehepunkte 16 (2016), Nr. 10 [15.10.2016], URL:http://www.sehepunkte.de/2016/10/27799.html
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